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VIANDANTI SULLA TERRA – GRUPPO SCOUT ZOGNO 1

SINTESI DEL CAPITOLO “IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE” DEL NOVICLAN ZOGNO 1°

 Ogni anno nello strutturare le attività ci impegniamo a scegliere quello che sarà poi il nostro tema portante (“ capitolo” ); quest’anno ci siamo concentrati sul fenomeno dell’immigrazione, un problema sempre più attuale, che fa discutere e spesso evidenzia opinioni divergenti.

Prima di tutto abbiamo cercato di capire quale sia la visione che ha la gente della nostra valle sottoponendo a un campione di valligiani un questionario da noi preparato. In seguito abbiamo incontrato chi si occupa concretamente della situazione ed anche alcuni migranti, tra cui alcuni provenienti dalla Libia e ospiti a Camerata Cornello, altri inseriti da più tempo nella realtà bergamasca.

In Val Brembana, essendo in forte calo l’ industria manifatturiera, il numero di immigrati è limitato in rapporto al resto della bergamasca ed alla media regionale. Nemmeno questi pochi però sono ben gestiti. Il motivo principale è l’ assenza di un punto di riferimento adeguato, che li aiuti nei problemi di ogni giorno: la scuola, i documenti ecc… Pare altresì evidente che siano spinti a cercare in tutto di assomigliarci per sentirsi alla pari, senza che però avvenga un reale scambio di culture. Per esempio non capiscono l’importanza della scuola, soprattutto come strumento di integrazione, oltre che di istruzione. Non comprendono a fondo l’idea della burocrazia così come la possibilità di far valere i propri diritti e quali essi siano. L’unico vero aiuto è il passaparola, che permette di conoscere iniziative di volontari che cercano di aiutarli e di migliorare la loro situazione, anche attraverso la soluzione del primo problema fondamentale, ovvero imparare la lingua, strumento di base per ogni interazione.

Quest’estate abbiamo poi cercato di metterci nei panni degli immigrati italiani che nel secolo scorso (e ai nostri giorni) si sono recati all’estero, per necessità o per scelta. Siamo dunque partiti per il Belgio, fermandoci a Bruxelles, per incontrare le comunità di italiani immigrati e i missionari cattolici che le seguono, e a Marcinelle, dove abbiamo assistito alla cerimonia in memoria delle vittime del disastro alla miniera di carbone, vero simbolo del sacrificio degli italiani emigrati. Ci siamo dunque spostati in Olanda, paese che da decenni convive con il fenomeno dell’immigrazione, dove abbiamo cercato di comprendere la cultura olandese dell’accoglienza grazie all’incontro con un sacerdote focolarino olandese e dove abbiamo incontrato alcuni “ nuovi” immigrati italiani, trasferitisi solo da pochi anni. Come ultima esperienza in Olanda, abbiamo incontrato una pittrice di origine irachena, spostatasi fin dai 19 anni in vari paesi, dalla vecchia U.R.S.S. fino all’Olanda, passando anche per l’Italia.

Perché il nostro percorso potesse essere uno spunto di riflessione per l’intera comunità abbiamo infine organizzato una serata che ci permettesse di far luce su cosa riteniamo di aver tratto da queste esperienze. Per farlo abbiamo scelto di invitare diversi relatori, che attraverso esperienze e idee ci portassero elementi di ulteriore arricchimento per noi e per il pubblico.

Sono intervenuti:

• Associazione Il porto

• Cooperativa Impresa Sociale Ruah

• ASL Bergamo – Progetto Immgirazione e integrazione

. Agenzia per l’integrazione

Il nostro viaggio ci ha fatto conoscere esperienze radicalmente diverse, ma accomunate da un profondo senso di smarrimento derivante dalla lontananza, più o meno forzata, lo stesso che prova qualsiasi migrante in ogni angolo del mondo. Soprattutto per chi è stato obbligato ad andarsene dalla propria terra, inserirsi veramente in un nuovo ambiente con un’ altra società e un’ altra cultura è difficile, ma perché l’immigrazione si concili con l’integrazione serve innanzitutto un passo avanti da parte nostra, perché riusciamo ad accettare l’idea di lasciare da parte i particolarismi, senza per questo perdere la nostra identità. Una volta inseritisi materialmente nel nuovo Paese infatti spesso il duplice rischio è la ghettizzazione per i nuovi arrivati e l’impossibilità per le seconde generazioni di riconoscersi in una realtà piuttosto che in un’altra. Abbiamo potuto conoscere problemi e risorse che questi fenomeni portano e crediamo sia fondamentale per il nostro futuro che si inizi a dare loro l’importanza che meritano.

Il Clan Destino

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