Oltre l’emergenza

 

L’intervento di Bruno Goisis, presidente della cooperativa Ruah

Accogliere i profughi è stata un’esperienza unica.

Da sempre ho considerato la scelta della nostra Diocesi e della Caritas Diocesana in particolare, esemplare e profetica. Nonostante le fatiche e le difficoltà, causate dal limbo in cui queste persone sono rimaste per un paio di anni, l’esperienza può ritenersi positiva.

Prendersi cura degli accolti ha comportato anche rivedere alcune pratiche di accoglienza che fino ad oggi avevano caratterizzato l’operato della cooperativa Ruah. Ha voluto dire mettere in discussione il nostro agire quotidiano e pensare alla gestione di una situazione che nessuno era pronto ad affrontare. Rimane la consapevolezza che probabilmente si poteva fare qualcosa in più se avessimo avuto la possibilità di avere da subito la chiarezza dei tempi a disposizione per prevedere percorsi ancor più significativi volti all’inserimento nel tessuto sociale. L’accoglienza di queste persone si è collocata in un contesto sociale molto duro, la crisi economica ha colpito in maniera trasversale sia gli italiani che i migranti e, ad esempio, pensare a dei percorsi lavorativi per i profughi ed attivarli è stato impossibile, tranne che in qualche sporadico caso.

Ripercorrere due anni di accoglienza vuol dire far memoria dei molti giovani tunisini approdati a Lampedusa con lo scopo di trovare un lavoro in Italia o la possibilità di ricongiungersi con parenti e amici in Atri Paesi europei… Ricordare quel padre di famiglia che, dopo aver lasciato la moglie e i cinque figli in Tunisia, “approda” a Bergamo pensando di poter svolgere la sua professione, imbarcarsi su una nave e fare il pescatore.

Sì, a Bergamo. È far memoria di donne che scappano dalla Libia perché tenute in schiavitù da uomini malvagi. Donne che dalla Nigeria passano in Libia durante la rivoluzione pagando 3.000 euro i mercanti di carne umana per farle arrivare, forse, a Lampedusa.

È ricordarsi della fatica di accogliere, delle tantissime ore dedicate allo scontro, al dialogo, alle relazioni instaurate. Ricordare la fatica di capirsi, è ricordare le sollecitazioni continue a non rimanere seduti aspettando che qualcuno decida del tuo destino. È far memoria di tutti i colleghi, di alcuni uomini e donne delle istituzioni e della Chiesa che hanno trascorso giorni e notti al fianco delle persone accolte.

È ricordare i volontari, anima preziosa del nostro lavoro quotidiano, in particolare nei corsi di alfabetizzazione. Ricordarsi del sindaco di Cene che appena arrivati i primi giovani profughi,

li ha accolti dicendo «da oggi sono anche il vostro sindaco, se avete bisogno la mia porta è aperta anche per voi». Ed è successo veramente!

FACCIAMO CHIAREZZA. COSA è ACCADUTO IL 21 DICEMBRE 2012

 

In questi due anni sono stati pubblicati  molti articoli  su diversi quotidiani. Li puoi trovare nella sezione RASSEGNA STAMPA