Cura e salute

Inizialmente l’assistente sanitaria per gli ospiti dell’Emergenza Nord Africa era totale. Le persone sono state accompagnate dal medico ad ogni visita. Con il passare del tempo si è quindi lavorato sul migliorare le loro capacità organizzative e comunicative per incentivarne l’autonomia.

È stato difficile a volte capire quale fosse il vero malessere, sia perché si nominano le parti del corpo in modo diverso, sia perché a volte la lettura dei sintomi a volte non corrisponde a quella  occidentale.

La tendenza degli ospiti è sempre stata quella di assumere un alto numero di medicinali. Un lavoro molto importante da parte degli educatori è stato quello di far capire che le medicine possono essere assunte tendenzialmente dietro prescrizione medica. Sono stati quindi letti e tradotti i foglietti delle controindicazioni insieme a loro, per far comprendere l’importanza di ogni singola medicina.

A tutti gli ospiti, inoltre, sono state proposte ed effettuate, da parte dell’Asl alcune analisi per verificare la presenza di malattie infettive (Hiv, Tbc, epatite) e ove necessario sono stati presi contatti con i servizi per le opportune cure.

Oggi gli ospiti, soprattutto le donne, hanno ben chiaro quali sono i passaggi per accedere al Sistema Sanitario, e in autonomia prenotano visite e si recano in ospedale. Ci si è impegnati anche sull’utilizzo delle chiamate dei numeri di emergenza come l’ambulanza. Tuttavia, però, gli ospiti hanno spesso abusando della necessità di tale servizio poiché la valutazione dell’emergenza si discosta da quella che mediamente è nel senso comune italiano.

 

CURE SPECIFICHE

Nei due anni del progetto Emergenza Nord Africa è stato necessario provvedere ad alcune cure specifiche. Ecco quali.

CPS Niguarda.
La Commissione territoriale, durante l’udienza in cui gli ospiti hanno esposto la loro storia di vita per poter ottenere i documenti di permanenza in Italia, ha segnalato ad alcuni ragazzi di prendere contatti con il Centro Psico Sociale di Milano, con cui loro spesso collaborano. Così tre ospiti di Camerata Cornello e uno di Casa Amadei sono stati accompagnati in questi percorsi durati diversi mesi. Il contatto con la dottoressa e lo psicologo che li seguivano sono stati assidui e costanti e sono stati interrotti solo nel momento in cui hanno deciso di uscire dal progetto.

Dispositivi etnoclicinici.
Nei mesi di accoglienza si sono riscontrati, in alcuni ospiti, forti difficoltà di natura psicologica dovute al faticoso percorso di migrazione e di integrazione sul territorio italiano, altri per i traumi subiti in Libia, altri ancora per complicate e dolorose storie di vita. Queste persone hanno manifestato il loro disagio durante il tempo di permanenza nelle strutture. Si è cercato di cogliere queste difficoltà e di indirizzarle presso i servizi del territorio. Non sempre le istituzioni preposte a questo servizio hanno saputo rispondere alle richieste, sia per problemi di lingua che di competenze a trattare problemi psicologici dovuti alla migrazione. Sono stati intrapresi così dei dispositivi etnoclinici a cura della dottoressa Rita Finco, grazie ai quali due donne e due uomini hanno trovato un buon supporto per indagare le cause del loro malessere e trovarne soluzione.

Il corpo femminile e la contraccezione
L’equipe della Battaina ha notato come ci fosse una discrepanza nel nominare le parti del corpo. Questo ha spesso causato che le visite dai medici diventassero inefficaci. Inoltre, durante i due anni di progetto, alcune donne hanno dovuto affrontare una gravidanza e, avendo comunque a che fare con ragazze molto giovani e attive, si è pensato di organizzare un corso/confronto sui temi del corpo e della contraccezione. Grazie all’intervento della dottoressa Rebucini del Consultorio Familiare dell’Asl di Bergamo e al mediatore si sono effettuati quattro incontri formativi.

Consultorio Scarpellini.
Con il Consultorio familiare Scarpellini c’è stata una grande collaborazione e disponibilità per tutti gli aspetti ginecologici, corsi pre-parto e supporto informativo.

Cooperativa Terre Nuove di Milano
Un supporto importante, anche come ricaduta sull’equipe, è stato portato dalla psicologa della cooperativa Terre Nuove. Il contatto è stato creato dall’assistente sociale della Tutela Minori per un supporto psicologico ad una donna della Battaina che l’aiutasse a mediare il suo essere mamma nigeriana con il mondo e le istituzioni italiane.