Ci hanno accompagnato

Gueye el Hadji Mor Rokhy
Mediatore culturale e educatore 

Il sogno dell’immigrato
Gli immigrati hanno un sogno in comune:
quello di essere considerati prima di tutto persone,
di essere giudicati per quello che sono
e non per quello che una certa stampa vuole che siano.
Essi sognano di poter condividere ciò che hanno di meglio,
di essere accompagnati nella loro marcia verso l’integrazione positiva
delle differenze che si compongono per uno sviluppo duraturo ed equo,
per una loro piena crescita.

Bergamo, 26 dicembre 2004 – Rokhy

Sei stato, e lo sei ancora, un punto di riferimento non solo per gli immigrati, che ancora ti cercano, ma anche per noi italiani, a volte troppo distanti dalle persone e dalle cose.

Hai lasciato molti semi sul tuo cammino, i figli degli immigrati e i nostri cresceranno con gli occhi aperti e senza pregiudizi.

Non ci hai lasciati, ci hai solo preceduto…

 

 

 

 

Martin Gabe Compaore
Martin. Musicista, animatore e amico…

Questa forte mobilitazione in Italia e in Burkina Faso ha cambiato il mio modo pessimista di vedere il genere umano.
 Adesso io credo nella bontà dell’uomo… 03/07/2004

Martin compagno nei viaggi

Quando lavorava come operaio, alla fine del turno correva a casa dalla famiglia e poi via alla sala prove, per mettere in musica quello che di notte aveva sognato.

Conoscete la fiaba del re che voleva spiegare cos’è la verità alla sua gente?

Un giorno un re ordinò di portare in una delle sue immense sale un elefante; fece convocare a palazzo un bambino, una donna e un uomo e prima di entrare nella sala li bendò personalmente.

Si mise comodo sul suo trono e fece condurre il bambino vicino l’enorme zampa dell’animale. “Allunga la mano e dimmi cosa stai toccando” gli disse il re; il bambino un po’ spaventato obbedì. “Sua maestà, sto toccando un albero ma non so dirvi quanto è alto.”

Allora fece entrare la donna e la fece posizionare davanti alla pancia e le disse: “Ora dimmi, cosa tocchi allungando la mano?” La donna rispose timidamente: “Un tappeto mio re!”

Il re soddisfatto fece entrare l’uomo e lo fece mettere davanti alla coda; “Dimmi, cosa tocchi?” disse all’uomo. “Una corda maestà!” Sobbalzando dal trono tolse le bende dagli occhi dei tre che si trovarono di fronte l’elefante.

“Ci perdoni” gridò l’uomo che aveva toccato la coda, “non potevamo sapere!”, “Non preoccupatevi, non vi succederà nulla di male, anzi, mettetevi comodi.” Ribatté il re. “Vi ho voluto dimostrare, divertendomi moltissimo, come la verità e la realtà non appartengano a nessuno è dall’unione dei punti vista che si arriva ad esse” spiegò sua maestà. Dopo aver offerto un banchetto al bambino, alla donna e all’uomo disse loro di tornare al villaggio e di raccontare tutta la loro giornata e quello che avevano imparato.

Questa breve fiaba per parlarvi di Martin, un nostro eterno amico che ci ha fatto conoscere l’Africa attraverso la sua musica, i suoi racconti, i suoi abbracci alla piccola figlia nel nostro cortile. Non si può parlare di Martin solo come musicista o solo come animatore, si rischierebbe di sminuire il suo ricordo e di non dire la verità. Quando lavorava come operaio, alla fine del turno correva a casa dalla famiglia e poi via alla sala prove, per mettere in musica quello che di notte aveva sognato.

Tra i suoi sogni c’era anche quello di portare la Comunità Ruah in Burkina Faso, la sua terra. Aveva pensato a tutto, il suo villaggio ci sta aspettando e lui sarà con noi per condurci.

Martin si è addormentato, fuori nevica e suo fratello Mathieu comincia una preghiera ai piedi del letto in ospedale. Quanta dignità in quei semplici gesti, semplicità che caratterizzava Martin in ogni sua cosa; tutti lo ricordiamo mentre sorride e si aggiusta i capelli dietro le spalle.

Nelle scuole con i bambini parlava della sua Africa e tutti ipnotizzati si innamoravano delle sue parole sperando che il giorno successivo entrasse lui dalla porta e non la maestra. Il viaggio in Burkina Faso è per lui, per la sua famiglia e per tutte le persone che raccontano la verità… ascoltando le verità degli altri.