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Ataya

“Ataya” in wolof, il dialetto senegalese, significa tè ed è anche il titolo del manuale multilivello per immigrati adulti realizzato dalla Cooperativa Impresa Sociale Ruah e dalla Comunità Immigrati Ruah (Sestante Edizioni, 2016, pp 192, 15 euro).

Un libro pensato e scritto a quattro mani da Elisabetta Aloisi e Adriana Perna, rispettivamente coordinatrice della Scuola di italiano Ruah e insegnante della stessa. Un manuale concepito per chi, neo arrivato in Italia, ha poca familiarità con la lingua e la cultura italiana, realizzato da chi con queste persone ha a che fare da anni.

Dall’esigenza dettata dalla nuova tipologia di allievo in cui la Scuola di italiano della Ruah si è sempre più imbattuta a partire dal 2011, l’idea del libro: “Nel 2011, per la prima volta, un centinaio di richiedenti asilo sono stati accolti dalla Cooperativa Ruah. Quando, poco dopo il loro inserimento, accedono alla scuola di italiano si verifica una situazione nuova, critica – spiegano le autrici -: i richiedenti asilo sono “diversi” dagli studenti che in tanti anni abbiamo conosciuto: arrivano in ritardo, non mostrano interesse, non imparano. Questo rende difficile la gestione dei gruppi classe e mette a disagio gli insegnanti volontari. Nel 2014 i richiedenti asilo aumentano, arriviamo a ospitarne circa mille. L’équipe della scuola di italiano comincia a lavorare per fornire a quest’utenza difficile una scuola di italiano interessante e motivante. Tramite interviste ai migranti e confronti con altre esperienze sul territorio italiano ed europeo, cominciamo a lavorare al progetto Ataya, partendo da alcune considerazioni.

Che cosa rappresenta la scuola nell’immaginario dei profughi neoarrivati? Gran parte dei profughi accolti è analfabeta o debolmente alfabetizzato. Ma abbiamo davanti persone adulte, che arrivano a conoscere anche 5 o 6 lingue, comprese quelle dei Paesi nei quali hanno soggiornato durante il viaggio di migrazione. Non hanno imparato queste lingue a scuola ma vivendo, lavorando, trovandosi obbligati a comunicare. Dunque, nel loro immaginario e nelle loro esperienze di vita, la formazione linguistica non rappresenta il canale per trovare lavoro, per integrarsi. Anzi, il nostro: “Se non vieni a scuola non troverai lavoro”, se non spiegato adeguatamente, rischia di apparire come una minaccia ingiusta e falsa. Questo è il passaggio che, nelle classi standard, gli immigrati hanno già fatto; questo è l’anello mancante nella motivazione dei profughi. Immaginiamo che poco senso può avere sedersi dietro ai banchi per un adulto non consapevole di questo valore: dover stare seduti quando quello che vorrebbero è uscire, cercare, incontrare, comunicare, come sono sempre stati abituati a fare. E sappiamo tutti che senza una vera motivazione personale la scuola, anche se è obbligatoria, non serve”.

Il progetto prevede una modifica dei domini di insegnamento perché la scuola sia utile alla vita quotidiana dei richiedenti asilo. Questi i macro argomenti: accoglienza, il lavoro (trattato più in chiave informativa e interculturale, cibo, telefonare (uno strumento fondamentale per chi manca da casa anche da diversi anni), descrizione di sé, salute, servizi e uffici del territorio, mezzi di trasporto, cura della casa (che affronta in parte la difficoltà del lavoro di comunità), il viaggio e racconto di sé. “Abbiamo alleggerito temi sensibili come la casa o la famiglia, difficili da trattare in contesti tragici – continuano le autrici -. Sezioni pensate appositamente per avvicinare i migranti alla vita reale e favorire l’integrazione con la comunità ospitante. I richiedenti asilo non hanno bisogno di comunicare per affittare una casa, quanto di riuscire ad utilizzare uno smartphone per parlare con i familiari rimasti nel loro Paese”.

Ataya è uno strumento che vuole essere utile a tutti gli immigrati e agli insegnanti che lavorano nei centri di accoglienza: le sue immagini interculturali, le uscite didattiche, i giochi e gli spazi di confronto sono pratici strumenti di integrazione.

Sestante Edizioni – Bergamo, www.sestanteedizioni.it – info@sestanteedizioni.it